‘Baby’

‘Baby’

R. C.. Pretendere che qualcuno lo identifichi e lo ricordi citando solo le iniziali… Chissà? Tra i ‘vecchi’? Tra gli usi di mondo? Tra quelli ancora qua. Da questa parte della Vita? Forse. Erano i tempi del ‘baby’ e dello ‘shinkenegger’, quelli. Tempi che vivevo ‘da fuori’, astemio come ero (e sono). R. beveva, invece. Oh, se beveva. E trascinava. Antonio, Sergio, Vincenzo… Arrivava e li portava via. Per il solito, nel bar che René aveva aperto verso la periferia nord, contando sul fatto che qualche frontaliere, tornando, si fermasse. Entrare era facile. A qualsiasi ora. Uscire? Impossibile. Solo, alla...

‘Fischietto’

‘Fischietto’

Nessuno frequenta le Biblioteche Civiche quanto ‘Fischietto’. Lo documenta il numero incredibile di attestati di iscrizione che, aprendo un portafogli a fisarmonica, mi scodella davanti. “Vedi”, spiega, “Dovunque sia, per prima cosa chiedo dove si trova la Biblioteca e ci vado. Mi iscrivo. La giro e vedo dove si trova il bagno. Ne faccio tesoro. Capiterà ancora, mi capiterà di tornare in quella città e di avere bisogno della toilette, no?” E ripone il portafogli nella tasca interna della giacca.

Immortale

Immortale

Finisce il Quarto Concerto per pianoforte e orchestra di Beethoven Nelson Freire. Ottimo, ovviamente… Applausi, ovviamente… Nella seconda parte dello spettacolo non ci sarà. Il Mahler in programma non prevede l’intervento di un pianoforte. Ringrazia. Accenna ad uscire di scena… Non ci riesce. Torna a sedersi al piano. E a noi e agli orchestrali muti suona qualcosa di eccezionale: ‘Melodie’, una trascrizione di Giovanni Sgambati dall’atto secondo dell’Orfeo e Euridice di Christoph Gluck. Mi sovviene l’Immortale Peruviana di Esteban Canal. Una partita a scacchi leggendaria, immortale appunto. Un identico cristallino gioiello. Cosa ho visto e ascoltato stasera a Lugano!

‘Si parva licet componere magnis’

‘Si parva licet componere magnis’

Van Cliburn? La madre – che gli trasmise il dono – era stata allieva di Arthur Friedheim, uno degli ultimi discepoli di Franz Liszt. Pianoforte, dunque. A livelli semplicemente sublimi. ‘Si parva licet componere ‘magnis’, sul tavolo verde, stecca alla mano, sono stato allievo di Piero Chiara (scrisse che la cosa che gli era meglio riuscita tra quante sognate da giovane era proprio giocare a biliardo), a sua volta discepolo del mitico mattatore milanese trasferito in vecchiaia a Luino noto semplicemente come ‘il Forzinetti’. Risultato? Una mediocrità assoluta. Non che ai tempi delle lezioni ‘chiariane’ me ne curassi. È oggi,...